Ci sono momenti, nel lavoro come nella vita, in cui tutto sembra troppo.
Le richieste aumentano, le scadenze si accumulano, la testa è piena e la sensazione è sempre la stessa: correre tanto senza riuscire davvero a stare al passo.
Qualche tempo fa ho lavorato con una persona che viveva esattamente così.
Si sentiva costantemente sopraffatta dal lavoro, sempre in ritardo sulle consegne, frustrata, arrabbiata e spesso in conflitto con l’ambiente intorno a sé. La percezione era di non avere mai abbastanza tempo, abbastanza energie, abbastanza lucidità.
Non mancavano le competenze.
Mancava qualcosa di più profondo: la chiarezza.
Quando si vive a lungo in uno stato di pressione continua, il sistema nervoso entra in modalità di allerta costante. In quello stato si lavora, si produce, si reagisce… ma si perde visione. Diventa difficile organizzarsi, prendere decisioni, stabilire priorità. Anche le attività più semplici iniziano a sembrare pesanti.
Nel percorso insieme abbiamo iniziato da cose molto concrete: definire obiettivi chiari, suddividerli in micro-task, costruire un metodo, lavorare sulla gestione del tempo e sull’organizzazione. Ma non solo. Abbiamo lavorato anche sullo stato interno, perché quando la mente è in tensione continua, il cervello fatica a funzionare in modo lucido e strategico.
Seduta dopo seduta, qualcosa ha iniziato a cambiare.
Meno confusione.
Più ordine.
Più direzione.
Finito il percorso, non ci siamo sentiti per un po’. Poi, a distanza di circa un anno, mi arriva una telefonata.
Aveva cambiato lavoro.
E dopo pochi mesi gli avevano proposto un ruolo di grande responsabilità: General Manager.
Mi ha raccontato che ciò che gli veniva riconosciuto ogni giorno erano proprio quelle qualità che prima sentiva di non avere: capacità organizzativa, chiarezza sugli obiettivi, visione, gestione del tempo, pianificazione.
La cosa che mi ha colpita di più è stata una frase che mi ha detto sorridendo:
“Non capisco come facciano alcune persone a non riuscire a organizzarsi in obiettivi e micro-task.”
Gli ho risposto con semplicità:
“Te lo chiedevi anche tu, solo che ancora non avevi il metodo.”
E questa è una cosa che vedo spesso nel mio lavoro.
Molte persone pensano di avere un problema di competenze, di motivazione o di disciplina. In realtà, molto spesso il punto è un altro: lo stato interno. Quando si vive in tensione costante, il cervello entra in modalità sopravvivenza. Si reagisce, si accumula fatica, si perde chiarezza. E da lì nasce la sensazione di essere sempre un passo indietro.
Quando invece si ritrova equilibrio, qualcosa cambia.
La mente diventa più lucida.
Le decisioni più semplici.
L’organizzazione più naturale.
È qui che coaching e neuroscienze si incontrano davvero.
Il coaching aiuta a mettere ordine, a definire direzione e strategie concrete.
Il lavoro sul sistema nervoso aiuta il cervello a tornare in uno stato più regolato, più flessibile, più presente.
E quando queste due dimensioni lavorano insieme, le persone iniziano a funzionare in modo diverso. Non perché diventano qualcun altro, ma perché riescono finalmente a usare al meglio ciò che hanno già dentro.
Spesso le risorse ci sono.
Quello che manca è lo spazio mentale per accedervi.
Se ti senti in un momento di sovraccarico, confusione o pressione continua, forse non hai bisogno di aggiungere altro.
Forse hai solo bisogno di ritrovare ordine e direzione.
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Il primo passo è sempre capire dove sei, prima di decidere dove vuoi andare.
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